domenica 5 febbraio 2012

Shh


Che poi quando ci prendi la mano e' un attimo a trasferire le foto sulla carta da disegno.
Polaroid Impossible Portrait #4


Polaroids lift sono come Photoshop. Solo che nel primo caso devi bollire l'acqua.
Polaroid Impossible Portrait #5


E alla fine ho deciso che non ci sarebbero state parole per salutare gli amici di Marc Jacobs. Che non ci sarebbe stata poesia lunga abbastanza per filtrare quattro anni di risate, di lacrime, di strillate. Ma ci hanno pensato loro a levarmi dal fastidio. Mi hanno regalato una Polaroid 600, che per una volta mi ha azzittita. E questi ritratti sono il mio grazie per loro.
Polaroid Impossible portrait #6

Impossible Polaroid 600 lift #2


Harold, Paris Jan 2012

mercoledì 1 febbraio 2012

Impossible Polaroid lift #1



Negli anni '80 andava molto di moda tenere in casa le proprie gigantografie. La maggior parte di queste erano scatti eseguiti da professionisti, luci perfette, sorrisi posati, gioielli presi in prestito dalle amiche di Via Manzoni. 
Passati i '90 questa terribile usanza cominciava a sciamare. Anche i ritratti del padrone di casa in stile Warhol, che nella passata decade ci avevano fatto sentire come i proprietari di un loft newyorkese, erano ormai considerati sorpassati e di cattivo gusto. 

Sull'onda di quest'ultima tendenza, se capita di possedere uno scatto di se' stessi particolarmente bello, a meno che non ci si chiami Gatsby, oggigiorno non e' consigliato tenerselo appeso in casa. 

E questo e' il motivo per il quale Isotta non ricevera' in dono l'Impossible Polaroid lift #1. Meglio regalarlo a sua mamma, ecco.

Impossible Polaroid 600 lift #3


Andy Whaloo, rue des Gravilliers. Paris, Jan 2012

Il bello delle Polaroid e' che tutti pensano di saperle usare.
Poi succede che te ne regalano una alla tua festa d'addio e, passato il momento di scartare l'involucro-aprire la prima cartuccia-chiedere a qualcuno di mettersi in posa-premere il tasto, non succede niente.
La persona in posa congela il sorriso, per sicurezza. Ma ancora non succede niente.
Dopo vari tentativi, la prima foto e' scura. Cioe', dire che e' scura e' un'accezione positiva della storia. La verita' e' che e' nera. E basta. Allora te la infili in tasca e provi di nuovo, fino all'esaurimento delle cartuccie.
Seguono un paio di cocktails, le Polaroid nere finiscono un po' in borsa e un po' nelle cassette delle lettere dell'edificio di fronte.
E al rientro a casa, alle ore piccole del mattino, scopri che il pacchetto di immagini (nere) che avevi dimenticato e' diventato fotografia.

Quella della mia collega Julie e' uno dei miei primi esperimenti, condotto tramite la tecnica di
emulsione, un procedimento veramente semplice, ma che ti fa sentire fico come un surfista.